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Man Ray: M for Dictionary
Inaugurazione: venerdì 10 aprile 2026; 18-21
11 aprile – 24 luglio 2026
Gió Marconi, Via Tadino 15, Milano
Fondazione Marconi e Gió Marconi sono liete di annunciare Man Ray: M for Dictionary, un’ampia retrospettiva dedicata a Man Ray, che pone il pensiero linguistico dell’artista come principio guida e ne esplora i diversi mezzi espressivi.
La mostra, presentata in occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa dell’artista, è realizzata in collaborazione con il curatore e storico dell’arte Yuval Etgar e Deborah D’Ippolito.
Fotografo tra i più celebrati dell’epoca moderna, ideatore originale di oggetti e multipli, pittore e disegnatore, Man Ray è stato un artista multimediale nel senso più ampio del termine. Attratto dal passaggio dall’artigianato manuale alla riproduzione meccanica, cercava di fondere dimensione formale e concettuale. Ma forse, più di ogni altra cosa, il mezzo espressivo che ha attraversato e caratterizzato l’intera sua produzione artistica è stato il linguaggio.
All’anagrafe Emmanuel Radnitzky, nato nel 1890, Man Ray era figlio di immigrati russi che si stabilirono inizialmente a Filadelfia per poi trasferirsi a Brooklyn. Nel 1912 la famiglia abbreviò il proprio cognome in Ray con l’intento di celarne le origini ebraiche. Ancora giovane, Emmanuel fece lo stesso, trasformando il proprio nome in Man Ray: un gioco di parole dal carattere trasformativo che gli consentì di reinventare la propria identità senza cancellarla del tutto. Questo episodio, al tempo stesso fonte di ispirazione e di tensione, divenne emblematico del suo modo di intendere l’arte e rappresentò con ogni probabilità il primo di una lunga serie di slittamenti e giochi linguistici.
Come un dizionario, la mostra Man Ray: M for Dictionary sviluppa la fascinazione dell’artista per le relazioni inesplorate tra parole, oggetti e immagini.
Prima retrospettiva dell’opera di Man Ray che fa del linguaggio la principale chiave di lettura, Man Ray: M for Dictionary rievoca l’esposizione dell’artista presso lo Studio Marconi nel 1969 (Je n’ai jamais peint un tableau récent) e la realizzazione del suo celebre ciclo di disegni Alphabet for Adults. Raccolta di giochi visivi e linguistici, ogni disegno dell’alfabeto presenta una lettera accompagnata dall’immagine di una parola che inizia con quella stessa lettera – ‘D’ per delight, devise o do, e ‘R’ per real o regret. Vero e proprio scrittore visivo, Man Ray dà forma, nei suoi disegni così come nelle fotografie, negli oggetti e nei dipinti, a un autentico esperimento linguistico: ironico e critico, ma anche intimo e profondamente provocatorio. «Creare un nuovo alfabeto a partire dai resti di una conversazione può condurre solo a nuove scoperte nel linguaggio», scriveva, e «la concentrazione è il fine desiderato, come in un anagramma la cui densità è misura del suo destino».
M for Dictionary è organizzata in cinque sezioni principali, intitolate ‘The Alphabet’, ‘Light Writing’, ‘Body Language’, ‘Objectives’ e ‘Mathematical Objects’. Un secondo allestimento, dal titolo In Other Words, presenta opere di artisti contemporanei della galleria – Alex Da Corte, Simon Fujiwara, Wade Guyton, Allison Katz e Tai Shani – la cui attenzione al linguaggio come condizione della creazione visiva e materiale si collega direttamente all’eredità di Man Ray.
Inaugurazione: venerdì 10 aprile 2026; 18-21
11 aprile – 24 luglio 2026
Gió Marconi, Via Tadino 15, Milano
Fondazione Marconi e Gió Marconi sono liete di annunciare Man Ray: M for Dictionary, un’ampia retrospettiva dedicata a Man Ray, che pone il pensiero linguistico dell’artista come principio guida e ne esplora i diversi mezzi espressivi.
La mostra, presentata in occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa dell’artista, è realizzata in collaborazione con il curatore e storico dell’arte Yuval Etgar e Deborah D’Ippolito.
Fotografo tra i più celebrati dell’epoca moderna, ideatore originale di oggetti e multipli, pittore e disegnatore, Man Ray è stato un artista multimediale nel senso più ampio del termine. Attratto dal passaggio dall’artigianato manuale alla riproduzione meccanica, cercava di fondere dimensione formale e concettuale. Ma forse, più di ogni altra cosa, il mezzo espressivo che ha attraversato e caratterizzato l’intera sua produzione artistica è stato il linguaggio.
All’anagrafe Emmanuel Radnitzky, nato nel 1890, Man Ray era figlio di immigrati russi che si stabilirono inizialmente a Filadelfia per poi trasferirsi a Brooklyn. Nel 1912 la famiglia abbreviò il proprio cognome in Ray con l’intento di celarne le origini ebraiche. Ancora giovane, Emmanuel fece lo stesso, trasformando il proprio nome in Man Ray: un gioco di parole dal carattere trasformativo che gli consentì di reinventare la propria identità senza cancellarla del tutto. Questo episodio, al tempo stesso fonte di ispirazione e di tensione, divenne emblematico del suo modo di intendere l’arte e rappresentò con ogni probabilità il primo di una lunga serie di slittamenti e giochi linguistici.
Come un dizionario, la mostra Man Ray: M for Dictionary sviluppa la fascinazione dell’artista per le relazioni inesplorate tra parole, oggetti e immagini.
Prima retrospettiva dell’opera di Man Ray che fa del linguaggio la principale chiave di lettura, Man Ray: M for Dictionary rievoca l’esposizione dell’artista presso lo Studio Marconi nel 1969 (Je n’ai jamais peint un tableau récent) e la realizzazione del suo celebre ciclo di disegni Alphabet for Adults. Raccolta di giochi visivi e linguistici, ogni disegno dell’alfabeto presenta una lettera accompagnata dall’immagine di una parola che inizia con quella stessa lettera – ‘D’ per delight, devise o do, e ‘R’ per real o regret. Vero e proprio scrittore visivo, Man Ray dà forma, nei suoi disegni così come nelle fotografie, negli oggetti e nei dipinti, a un autentico esperimento linguistico: ironico e critico, ma anche intimo e profondamente provocatorio. «Creare un nuovo alfabeto a partire dai resti di una conversazione può condurre solo a nuove scoperte nel linguaggio», scriveva, e «la concentrazione è il fine desiderato, come in un anagramma la cui densità è misura del suo destino».
M for Dictionary è organizzata in cinque sezioni principali, intitolate ‘The Alphabet’, ‘Light Writing’, ‘Body Language’, ‘Objectives’ e ‘Mathematical Objects’. Un secondo allestimento, dal titolo In Other Words, presenta opere di artisti contemporanei della galleria – Alex Da Corte, Simon Fujiwara, Wade Guyton, Allison Katz e Tai Shani – la cui attenzione al linguaggio come condizione della creazione visiva e materiale si collega direttamente all’eredità di Man Ray.
EN
Man Ray: M for Dictionary
Opening: Friday, 10 April 2026; 6pm-9pm
11 April – 24 July 2026
Gió Marconi, Via Tadino 15, Milan
Fondazione Marconi and Gió Marconi are pleased to present Man Ray: M for Dictionary, a comprehensive survey of Man Ray’s work across media, which takes his linguistic thought as its organising principle.
The exhibition, presented on the fiftieth anniversary of the artist’s death, is organised in collaboration with curator and art historian Yuval Etgar and Deborah D’Ippolito.
One of the most celebrated photographers of the modern era, an original creator of objects and multiples, a painter and a draftsperson, Man Ray was a multimedia artist in the true sense of the word. He was fascinated by the transition from manual craftsmanship to mechanical reproduction and called for the merger of formal and conceptual orders. But perhaps more than anything, the medium that underlined his entire artistic output was language.
Born Emmanuel Radnitzky in 1890, Man Ray’s parents were Russian immigrants who settled in Philadelphia initially and later moved to Brooklyn. In 1912 the family shortened its name to Ray with the aim to obscure its Jewish origins. Still a young man, Emmanuel followed suit, shortening his name to Man Ray, a transformational play on words that enabled him to reinvent his identity while keeping it alive. The event, inspirational and traumatic at once, would come to symbolise Man Ray’s original approach to his art and was undoubtedly the artist’s first of many further linguistic wordplays.
A dictionary of sorts, the exhibition Man Ray: M for Dictionary unfolds Man Ray’s fascination with unrealised relationships between words, objects, and images.
Marking the first historical survey exhibition of Man Ray’s work to take language as its organising principle, Man Ray: M for Dictionary returns to Studio Marconi’s first display of the artist in 1969 (Je n’ai jamais peint un tableau récent) and the publication of his celebrated cycle of drawings Alphabet for Adults. A collection of visual puns, each of the alphabet drawings depicts a letter along with an image of a word that begins with that same letter – ‘D’ for ‘delight’, ‘devise’ or ‘do’, and ‘R’ for ‘real’ or ‘regret’. A visual writer, if ever there was one, Man Ray’s drawings, just like his photographs, objects, and paintings, are embodiments of a genuine linguistic experiment – humorous and critical, but also intimate and deeply provoking. “To make a new alphabet of the discarded props of a conversation can lead only to fresh discoveries in language”, he wrote, and “concentration is the desired end, as in an anagram whose density is the measure of its destiny”.
M for Dictionary is organised according to five primary categories, subtitled ‘The Alphabet’, ‘Light Writing’, ‘Body Language’, ‘Objectives’, and ‘Mathematical Objects’. A second display, titled In Other Words, is held at the underground level of the building, presenting works by contemporary artists from the gallery’s roster – Alex Da Corte, Simon Fujiwara, Wade Guyton, Allison Katz and Tai Shani – whose fascination with language as a condition of visual and material creation draws directly on the legacy of Man Ray.
Opening: Friday, 10 April 2026; 6pm-9pm
11 April – 24 July 2026
Gió Marconi, Via Tadino 15, Milan
Fondazione Marconi and Gió Marconi are pleased to present Man Ray: M for Dictionary, a comprehensive survey of Man Ray’s work across media, which takes his linguistic thought as its organising principle.
The exhibition, presented on the fiftieth anniversary of the artist’s death, is organised in collaboration with curator and art historian Yuval Etgar and Deborah D’Ippolito.
One of the most celebrated photographers of the modern era, an original creator of objects and multiples, a painter and a draftsperson, Man Ray was a multimedia artist in the true sense of the word. He was fascinated by the transition from manual craftsmanship to mechanical reproduction and called for the merger of formal and conceptual orders. But perhaps more than anything, the medium that underlined his entire artistic output was language.
Born Emmanuel Radnitzky in 1890, Man Ray’s parents were Russian immigrants who settled in Philadelphia initially and later moved to Brooklyn. In 1912 the family shortened its name to Ray with the aim to obscure its Jewish origins. Still a young man, Emmanuel followed suit, shortening his name to Man Ray, a transformational play on words that enabled him to reinvent his identity while keeping it alive. The event, inspirational and traumatic at once, would come to symbolise Man Ray’s original approach to his art and was undoubtedly the artist’s first of many further linguistic wordplays.
A dictionary of sorts, the exhibition Man Ray: M for Dictionary unfolds Man Ray’s fascination with unrealised relationships between words, objects, and images.
Marking the first historical survey exhibition of Man Ray’s work to take language as its organising principle, Man Ray: M for Dictionary returns to Studio Marconi’s first display of the artist in 1969 (Je n’ai jamais peint un tableau récent) and the publication of his celebrated cycle of drawings Alphabet for Adults. A collection of visual puns, each of the alphabet drawings depicts a letter along with an image of a word that begins with that same letter – ‘D’ for ‘delight’, ‘devise’ or ‘do’, and ‘R’ for ‘real’ or ‘regret’. A visual writer, if ever there was one, Man Ray’s drawings, just like his photographs, objects, and paintings, are embodiments of a genuine linguistic experiment – humorous and critical, but also intimate and deeply provoking. “To make a new alphabet of the discarded props of a conversation can lead only to fresh discoveries in language”, he wrote, and “concentration is the desired end, as in an anagram whose density is the measure of its destiny”.
M for Dictionary is organised according to five primary categories, subtitled ‘The Alphabet’, ‘Light Writing’, ‘Body Language’, ‘Objectives’, and ‘Mathematical Objects’. A second display, titled In Other Words, is held at the underground level of the building, presenting works by contemporary artists from the gallery’s roster – Alex Da Corte, Simon Fujiwara, Wade Guyton, Allison Katz and Tai Shani – whose fascination with language as a condition of visual and material creation draws directly on the legacy of Man Ray.